Sulla guerra del Mali

di Pino Bertelli
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Abstract

I volti nobili e sofferti di quanti subiscono il benessere degli altri; le parole indigeste di un fotografo che non ha smesso di adoperare il suo strumento come un’arma tesa contro l’opera degli avvoltoi; il racconto riflessivo di una vicenda antica e attuale a cui dovremmo tutti porre fine.

Sulla guerra del Mali

Immagini da un campo profughi in Burkina Faso

Ouverture. Non è con la fotografia che si fanno le rivoluzioni, le rivoluzioni si fanno con le rivoluzioni (anche se poi una volta arrivate in parlamento, lì le rivoluzioni muoiono)… tuttavia con la fotografia possiamo allevare le nostre coscienze nel bello, nel buono e diventare uomini e donne migliori… là dove ogni forma di libertà è violata ogni atto di rivolta è giusto, anche quello del sorriso di un bambino con i piedi scalzi nel sole e la faccia sporca di sabbia del deserto… di fotografia autentica si può anche morire quasi con gioia, con la fotografia mercantista siamo già morti… e solo i pesci morti vanno con la corrente. Ecco perché chi vive nel tremore del successo finisce sul sagrato (non solo fotografico) della stupidità. Poiché sono le immagini del vero che ci legano alla vita, non ci si può staccare da quest’ultima senza aver in precedenza bruciato il marcitoio dell’iconografia dominante. La dolcezza del risentimento non fa prigionieri e le delizie del libero pensiero fuoriescono dalla distruzione dell’ignoranza e della schiavitù… solo gli insensati si abbandonano alla ferocia del consenso e aderiscono alle lusinghe dell’economia politica che lo foraggiano… le chiese monoteiste sono complici del genocidio accettato e la rassegnazione diventa obbligatoria.

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La mistica della fotografia incensata (specie da storici, galleristi, stampa internazionale) è roba da salotti o confessionali, e gli esperti dell’arte della menzogna si dedicano con solerzia alla perpetuazione della soggezione, senza sapere mai che l’innocenza del divenire appartiene alle periferie della terra. Chiese, polizie, ideologie, borse… sono all’origine della stupidità delle folle e gli effetti della tirannide dello spettacolo che disseminano nell’immaginale generalizzato si vedono nelle rovine della storia strangolata nell’indecenza… la libertà esiste e si afferma soltanto grazie ad atti d’insubordinazione. La distruzione dei casellari della benevolenza porta con sé quella dei pregiudizi. Poiché viviamo in mezzo a terrori eleganti, i soli a sedurci sono i poeti di genio che fanno dell’arte di esistere tabula rasa di tutti i simulacri dell’ordine del discorso imperante. C’è da dire inoltre che “siamo abbastanza chiaroveggenti da essere tentati di deporre le armi; nondimeno il riflesso della ribellione trionfa sui nostri dubbi; e benché potremmo diventare degli stoici perfetti, l’anarchico rimane desto in noi e si oppone alla nostra rassegnazione” (E.M. Cioran). Niente è vietato se serve ad abbattere la giustizia ingiusta, perché eliminare il dispotismo significa riconoscere all’uomo in rivolta, la dignità calpestata da secoli di barbarie.

Non ci sono guerra giuste, né guerre sante, né tantomeno guerre umanitarie… la guerra — lo sappiamo — è la continuazione della politica con altri mezzi… ciò che resta agli uomini, alle donne è il rifiuto di subordinare il proprio destino al corso della storia e inceppare la macchina burocratica, militare, politica ed ogni forma di oppressione foraggiata dalla finanzia internazionale… la vocazione totalitaria dell’attuale società mercantile va combattuta a viso scoperto e il cambiamento dell’intero genere umano non può che nascere dall’indignazione planetaria contro la casta della politica/finanza che determina le condizioni di esistenza. I caratteri oppressivi della società consumerista impongono la rassegnazione dell’attuale stato di cose e solo una resistenza attiva, etica, libertaria può ergersi a difesa della propria dignità… la fine dell’ineguaglianza si avrà soltanto con la fine del privilegio di massacrare, saccheggiare, violentare e restare impuniti. La storia dell’umanità coincide con la storia dell’assassinio e dell’asservimento che cementa oppressi e oppressori… si tratta di rompere queste catene e tutto un mondo nuovo da guadagnare. I politici, i padroni, i generali e i preti hanno prodotto un mondo di terrore, tocca agli uomini in libertà ora cambiarlo. Giacché non è la sofferenza che rende liberi, ma la rivolta.

La guerra del Mali (scoppiata mentre eravamo in Burkina Faso, a poche decine di chilometri dal Mali) non è solo una guerra tra i fanatici della Jihād (Esercitare il massimo sforzo) e governativi del Mali — affiancati della forze internazionali che fanno capo ai corpi speciali francesi —, è una guerra di ricchi contro i poveri. I fanatici islamisti e una parte di Tuareg hanno cercato di destabilizzare l’area del Sahel ma a ben vedere dietro queste ondate terroristiche si celano grandi interessi finanziari… il Mali è il terzo produttore africano d’oro… ci sono inoltre giacimenti di uranio, gas, bauxite… Italia, Russia, Inghilterra… si sono messi a disposizione delle truppe francesi e in poco tempo cercano di spazzare via i Jihādisti… intanto la popolazione civile — come in ogni guerra — viene falcidiata, in buona pace dei regimi “comunisti” e delle democrazie dello spettacolo.

à rebours. Eravamo in Burkina Faso a fare un libro in sostegno ai ragazzi di un orfanotrofio situato confini con il Mali, ai bordi del deserto del Sahel… quando è infuriata la guerra tra fondamentalisti musulmani e l’insieme delle forze governative internazionali (che dicono di portare la democrazia a colpi di bombe e massacri di civili)… tutti sapevano e tutti sono stati zitti… aerei (americani e francesi) carichi di soldati e mezzi atterravano alle frontiere del Burkina Faso, truppe speciali scorrazzavano sui camion verso il confine, le miniere d’oro in Burkina (sfruttate da multinazionali canadesi) proteggevano i loro interessi armi alla mano… la fame si vedeva dappertutto, come la paura. Con alcuni amici e giornalisti di La Stampa e la Repubblica — protetti da una scorta armata — siamo andati in un campo profughi tuareg, allestito dalla cooperazione internazionale nella zona di Dorì… non per il gusto di cercare notizie da prima pagina ma soltanto per vedere e affrancarsi a quanti soffrono per guerre decise ai tavoli della politica dominante… la guerra non ci piace e la politica dei governi ricchi, come le religioni monoteiste ci fanno schifo, così preferiamo mostrare la dignità e la bellezza di un popolo attraverso una manciata di volti… agli stupidi lasciamo la convinzione che la guerra e il terrorismo che passano nei telegiornali o nella stampa di grande tiratura sia la verità… tuttavia nel Web circolano libere informazioni e malgrado i tentativi di censura che provengono dai centri di controllo (dall’immacolata concezione del potere), nessuno può più imbavagliare la libertà né la verità. C’è un tempo per disvelare e c’è un tempo per raccogliere e indignarsi… il nostro tempo.

In Africa tutti fanno affari con tutti… armi, oro, diamanti, gas, acqua, coltan, petrolio, terreni per la seminagione di piante transgeniche il cui DNA è stato modificato con tecniche di ingegneria genetica (sovente i loro effetti sono risultati devastanti per la distruzione della biodiversità con conseguenze disastrose per il genere umano, come scrive Vandana Shiva)… sono saccheggio delle multinazionali e dei governi (tutti) che sostengono dittatori-fantoccio e si spartiscono le ricchezze del “continente nero” (nel sangue dei poveri più poveri della terra). Tutti stanno al gioco, la chiesa inclusa, e tutti sono responsabili di crimini commessi contro l’umanità.

In Africa l’oppressione sociale è forte e il marchio della menogna religiosa, feroce… a pagare con la violazione della libertà, della giustizia, della vita, sono sempre le donne, i bambini e gli indifesi… l’organizzazione del potere mondiale (finanziario-politico) è la gogna eretta contro gli ultimi, chi non ha voce né volto… là dove il potere militare/religioso moltiplica le guerre, il capitale finanziario moltiplica i dividendi… i popoli impoveriti sono oppressi dalla dottrina del potere che falsifica tutti i rapporti sociali e attraverso i partiti, i sindacati, i saperi, i media… impone la servitù e la colonizzazione dei mercati globali. A dispetto di quello che i potenti chiamano progresso, “l’uomo non è uscito dalla condizione servile nella quale si trovava quando era esposto debole e nudo a tutte le forze cieche che compongono l’universo” (Simone Weil, diceva)… una Carta autentica della vita sociale non è stata ancora scritta né sono mai state praticate Utopie di accoglienza, fraternità, solidarietà dove gli uomini hanno davvero sconfitto la loro schiavitù e assaporato la felicità più piena. I saprofiti della politica, della finanza, delle religioni monoteiste, dei saperi addomesticati… sono i tenutari della cosa pubblica e chi non sta al loro giogo viene emarginato, carcerato o ucciso… ripudiamo con disgusto lo spettacolo (mediocre, mafioso, criminale) della menzogna elettorale che rappresentano e ridiamo del loro terrore di perdere il potere — quando gli uomini in libertà cancelleranno per sempre tutti i nemici del genere umano —. La bellezza vi seppellirà.

In Africa la politica saprofita della banche, dei governi forti, dei regimi autoritari, delle religioni monoteiste… foraggiano rivolte, insurrezioni, colpi di Stato e la grande industria, gli eserciti, le polizie, la burocrazia, le imposizioni commerciali… permettono a una minoranza di privilegiati di soffocare i diritti più elementari degli uomini e mantengono in ginocchio l’intera umanità. L’oppressione sociale tuttavia si porta dietro anche i fuochi di ritorno di uomini e donne in rivolta… saranno loro — prima o poi — che con ogni mezzo necessario si faranno protagonisti della propria esistenza liberata e lasceranno un segno indelebile di bellezza, accoglienza e fraternità nel mondo.

Con queste idee in testa ci siamo aggirati — fin quando è stato possibile — in un campo profughi Tuareg (Burkina Faso) che ospita 4000 persone fuggite dalla guerra in Mali… è attrezzato per accoglierne oltre 20.000… lasciamo alla bellezza dei loro volti il rifiuto del carattere oppressivo della società contemporanea. Lì un vecchio tuareg ci ha lasciato in sorte un detto: “Nella vita incontrerai tre tipi di persone: quelle che ti cambieranno la vita, quelle che ti rovineranno la vita e quelle che… saranno la tua Vita”. Quando gli uomini si accorgeranno della loro fame di bellezza, di giustizia, di amore, divamperà la rivoluzione nelle strade della terra.

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