Leggere

di Redazione
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Istantanea 2013-10-31 08-58-10La stupidità fotografica

Prezzo: € 10,00
Autore A. Gilardi
Anno: 2013
Pagine: 107
Editore: Johan & Levi

Concepito come sequel di “Meglio ladro che fotografo”, in questa brevissima conversazione con P. Piccini il vecchio Ando, come suo solito, non esita a levarsi qualche sassolino dalla scarpa. Nella giostra degli stupidi, a girare in tondo con una fotocamera in mano, ci siamo tutti! E più dell’ottusità degli amatori, che almeno hanno l’alibi dell’innocenza, colpisce quella dei dottori dell’immagine fotografica. L’illustre critico e fotografo, che molto ha contribuito a costruire una più attenta cultura fotografica nel nostro paese, distrugge uno ad uno i più duri stereotipi della critica al mezzo: dalla fotografia come arte, alla fotografia come documento di ricerca, fino alla fotografia digitale e le sue problematiche. Oggi come oggi la stupidità è una piaga sociale con effetti ancora più disastrosi della crudeltà e della barbarie, e ahimé viene spesso fraintesa così che stupidi appaiano i giocosi e austeri gli imbecilli. I despoti portavano ancora l’acqua al proprio mulino, mentre gli stupidi non sono in grado neppure di difendere i propri interessi… ci perdono tutti quando l’ignoranza adorna il profilo di un’intera civiltà. Divertente… come sempre, ma attenzione! Ando Gilardi scherza… e pur tuttavia il suo non è affatto un gioco.

Istantanea 2014-03-05 17-46-09La luce crudele

Prezzo: € 21,90
Autore: S. Linfield
Anno: 2013
Pagine: 335
Editore: Contrasto

La guerra è una brutta megera, ma la guerra è anche una realtà di fronte alla quale non possiamo chiudere gli occhi… fin dove è possibile vedere? O per meglio dire: fin dove è lecito? Nessuno nega i benefici che ha tratto l’umanità da una più agile comunicazione, e nessuno è tanto folle da rimpiangere i tempi in cui la Guerra, che è sempre stata atroce, era per lo più la Guerra degli altri. Ma se ha un senso il restare informati ciò riguarda la possibilità, e non meno la volontà, d’intervenire affinché l’ingiustizia venga soffocata, e resta perciò da chiedersi se l’immagine fotografica abbia contribuito a sollevare le coscienze o al contrario le abbia assopite… la risposta non è così ovvia! Susie Linfield cerca d’interrogarsi sulla funzione del reportage e sui suoi effetti collaterali nell’intento di chiarire il complesso rapporto che lega la fotografia all’orrore. Attraverso un lucido esame critico, e la lettura dell’opera di alcuni celebri fotoreporter, l’autrice costruisce il suo discorso sull’incontro tra necessità documentale, etica, ed effetti sociali, senza mai essere partigiana. Fin troppo facile puntare il dito contro la mercificazione del dolore, e fin troppo facile appellarsi al diritto di cronaca, se non altro perché è di doveri che i fotografi e i loro pubblici hanno urgente bisogno di discutere.

cloning_terrorClooning terror

Prezzo: € 22,00
Autore: W.J.T. Mitchell
Anno: 2012
Pagine: 247
Editore: Volopublisher “la casa di Usher”

Le immagini hanno sempre qualcosa a che vedere col potere, e il potere intrattiene antichi rapporti col terrore… piaccia o meno è la storia dell’Occidente. In questo suo interessante contributo, l’illustre esponente della Visual Culture ripercorre le tappe fondamentali di quell’infame ruolo svolto dalle immagini durante la guerra al terrore. A cosa serve riprodurre la crudeltà? E che ruolo giocano, queste riproduzioni, all’interno dell’immaginario collettivo? E infine, cosa hanno a che vedere con la metamorfosi tecnologico-visuale che ha così profondamente ridisegnato il nostro rapporto con le immagini? Se esiste un uso terroristico delle immagini, e se esiste qualcuno interessato a riprodurre il dolore perché tutti possano vederlo, è perché tutt’oggi esiste un pubblico in grado di nutrire i propri occhi con questo materiale. Forse l’immagine è in se stessa crudele, se non altro perché strappa la forma al proprio oggetto per poterla medializzare, perché porta la sua esistenza altrove preservando la distanza necessaria all’osservazione. L’immagine è crudele perché ci fa vedere ben oltre i territori in cui possiamo intervenire, perché appaga la sete degli occhi senza impegnare le mani, e quando l’autore la descrive come sorella dei processi di clonazione genetica (altra forma di iconofobia), forse, è anche per avvertirci che il ritorno dell’identico porta sempre le sue inquietudini: non si tratta soltanto di chiarire cos’è un simulacro, ma soprattutto di comprendere la dimensione virale dell’immagine contemporanea.

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